domenica 31 gennaio 2010

IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO


Mettendo a posto la libreria mi sono ritrovata tra le mani questo libro al quale sono molto legata.
Tanti anni fa lo portai con me in una primavera al mare ai lidi ferraresi con la mia mamma, che già era malata, ospite nell'appartamento di amici ai lidi ferraresi.

Io e lei per tre giorni, sole tranquille a fare passeggiate sulla spiaggia deserta, con quell'aria leggermente frizzantina, già imbastita di freddo, che speravo potesse curare il suo male.

Stamattina ho i flash di quei tre giorni...mi manca tanto anche se mi sorride tutte le mattine quando apro gli occhi.

I genitori sono la colonna vertebrale della vita e senza di loro le costole si incrinano, manca l'appoggio affettivo e comprensivo che da il LA, che accorda tutte le note della vita.

Sfogliando le pagine, ho trovato i miei e suoi appunti scritti a matita accanto ad alcuni paragrafi che ricordo, la divertirono tanto..eccone qui di seguito uno di quelli più divertenti, lo riporto fedelmente con tanto di punteggiatura e errori grammaticali compresi.

" SE FOSSI MILARDARIO - pagina 79

Se fossi miliardario non farei come Berlusconi, che si tiene tutto per sè e non dà niente a nessuno e fa solo i film sporchi. Lui ai poveri non li pensa. Lui è miliardario per sè e la sua famiglia, ma per gli altri non lo è. Io se fossi ricco come lui farei il bene, per andare in Paradiso.

Se io dossi miliardario li darei tutti ai poveri, ai ciechi, al Terzo Mondo, ai cani randaggi. A Caivano ci sono un sacco di cani randaggi che li sperdono per le strade. Loro vanno in villeggiatura, li sperdono, e quelli vanno sotto le macchine.

Io se fossi miliardario costruirei tutta Napoli nuova e farei i parcheggi. Ai ricchi di Napoli non darei una lira, ma ai poveri tutto, soprattutto ai terremoti. Poi farei uccidere tutta la camorra e salverei i drogati.

Per me mi comprerei una Ferrari Testarossa vera, una villa e una cameriera per mamma. A papà non lo farei andare più a lavorare ma lo farei stare in penzione a riposarsi, a Nicolino gli comprerei i vestiti e una 126, a Patrizia tutti i dischi di Madonna. Poi comprerei una macchina nuova pure al mio maestro, perchè la sua è tutta ammaccata, e infine vorrei andare a Venezia per vedere Venezia.
Infine vorrei parlare con Maradona e invitare a casa mia Madonna, per mia sorella Patrizia.
Io tutto questo lo potrò fare, se vincerò il biglietto di Agnano che ha comprato papà. "



Chissà se ha potuto realizzare qualcosa di tutto ciò....

:-)Io speriamo che me la cavo - sessanta temi di bambini napoletani di Marcello D'Orta
Edizione Arnoldo Mondadori Editore - 1990

lunedì 18 gennaio 2010

IO & MARLEY

Questo libro è stupendo.

Scritto davvero con amore...Riporto qui di seguito quanto scritto dall'autore
nelle pagine finali. Commuoversi e piangere non è simbolo di debolezza e vulnerabilità prettamente femminile, ma denota soprattutto che siamo vivi, abbiamo delle emozioni, e il nostro cuore è ancora...NOSTRO.





"Nessuno l’ha mai definito in grande cane o anche un buon cane. Era sfrenato come un ossesso e forte come un toro. Affrontava gioiosamente la vita, con un entusiasmo associato spesso a disastri naturali. E’ l’unico cane che sia mai stato espulso da un corso di educazione all’obbedienza….Marley era un divoratore di divani, un demolitore di porte a zanzariera, un dispensatore di saliva, un ribaltatore di coperchi di pattumiera. Quanto al cervello, lasciatemi dire che ha dato la caccia alla sua coda fino al giorno in cui è morto, apparentemente convinto di essere sull’orlo di una grossa svolta nel mondo canino. Ma c’era dell’altro in lui e descrissi il suo intuito e la sua empatia, la sua dolcezza con i bambini e il suo cuore puro.

Quello che volevo realmente dire era come quest’animale aveva toccato le nostre anime e ci aveva insegnato alcune delle lezioni più importanti della vita e mentre diventava vecchio e malandato.
Mi ha insegnato l’ottimismo di fronte alle avversità. Soprattutto mi ha insegnato l’amicizia, l’altruismo e una profonda devozione.

Era uno straordinario concetto che solo ora, sulla scia della sua morte, stavo assorbendo totalmente : Marley come mentore. Era un maestro e modello di comportamento. Era possibile per un cane, qualsiasi cane, ma soprattutto un pazzo cane incontrollabile come il nostro, indicare agli umani le cose che contavano realmente nella vita? Direi di sì. Lealtà, coraggio, devozione, semplicità, gioia. E le cose che non contavano.

A un cane non servono automobili lussuose o grandi case o vestiti di sartoria. Gli status symbol non significano niente per lui. Un bastone fradicio gli va altrettanto bene. Un cane giudica gli altri non dal colore, il credo o la classe ma da chi sono interiormente. A un cane non importa se sei ricco o povero, istruito o analfabeta, intelligente o stupido. Dagli il tuo cuore e lui ti darà il suo.

Era molto semplice, eppure noi umani, così più saggi e più sofisticati, abbiamo smpre avuto difficoltà a immaginare quel che conta e non conta realmente…….Era il protagonista di alcuni tra i più felici capitoli della nostra vita. Capitoli di amore giovanile e nuovi inizi, di carriere in erba e bambini piccoli. Di inebrianti successi e dolorose delusioni; di scoperta, libertà e presa di coscienza.

Era entrato nelle nostre vite mentre stavamo cercando di immaginare come sarebbero diventate……Divenne parte del nostro tessuto, un filo inseparabile e strettamente intrecciato con ciò che eravamo noi. Così come noi l’avevamo aiutato a plasmarsi nel cane di famiglia che sarebbe diventato, lui aveva aiutato noi a plasmarci come coppia, come genitori, come amanti degli animali, come adulti.

Nonostante tutte le delusioni e le aspettative disattese, Marley ci aveva fatto un dono, spontaneo e inestimabile. Ci aveva insegnato l’arte dell’amore incondizionato. Come darlo, come accettarlo.


Dove c’è questo amore, gli altri pezzi vanno quasi sempre a posto. "


IO & MARLEY – John Grogan (Sperling & Kupfer Editori)










mercoledì 13 gennaio 2010

PENSIERINO DI OGGI

"L'onda non riesce a prendere
il fiore che galleggia:
quando cerca di raggiungerlo
lo allontana"


Rabindranath Tagore

martedì 12 gennaio 2010

FIGLI



La nascita di un figlio, lo stupore.



Quanto bene gli si vuole, quanto bene fa volergli bene.



Lo guardi mentre dorme e pensi ai suoi sogni,




se assomigliano ai tuoi quando avevi la sua stessa età.



I figli sono l’espressione di chi li ha allevati.



Può germogliare una pianta senza radici?






Da : “ LE NOSTRE PAROLE D’AMORE” Rimini, Panozzo Editore – 2007 di Lorena Bianchi

giovedì 7 gennaio 2010

STARE BENE





Il primo desiderio dell'anno appena cominciato : STARE BENE.

Nel corpo, nello spirito, nella gioia di una giornata passata con i miei familiari .

I nostri sorrisi, la nostra felicità di questa foto, il nostro sentirci una cosa sola, oltre i legami di sangue, questo stato di euforica e incontenibile bellezza, vorrei tanto ci accompagnasse per tutto questo nuovo anno e quelli a venire.

Fermare il momento e prolungarlo all'infinito non si può, però ci ricorderemo questa giornata e ne vivremo delle altre altrettanto cariche della gioia di stare insieme e stare bene.



:-)


lunedì 4 gennaio 2010

STAGIONI





Le stagioni che il cuore vive spesso sono coperte dalla nebbia, come il respiro della vita quando è affannato, o come quando è felice, stati d'animo, emozioni spesso difficili da descrivere.

Quando siamo felici splende il sole e il cielo è blu senza nuvole e stiamo sdraiati sotto a un grande albero in un gran bel prato verde.

Quando siamo scontenti piove e le lacrime del cielo dipingono le nostre attraverso il vetro.

Quando abbiamo bisogno di riflettere e prendere decisioni ci facciamo avvolgere dal manto nevoso, per mettere nero su bianco i nostri pensieri.

Ma quando ci rendiamo conto che bisogna fare un punto a capo è bello raccogliere un fiore di campo e sorridere ascoltando il cinguettio degli uccellini che piroettano con le rondini...

Ho già vissuto più di 200 stagioni, ma mai nessuna uguale all'altra.

:-)

sabato 2 gennaio 2010

HACHIKO


HACHIKO A DOG’S STORY

Emozionante sceneggiatura ispirata ad una storia vera accaduta negli anni '20 in Giappone:
la storia di Hachi, cane di razza Akita-inu che ha lasciato il segno nel cuore dei giapponesi e non solo………...
Hachi nacque a Odate, nella Prefettura di Akita, il 10 novembre
1923. Era un esemplare maschio di Akita bianco. All'età di due
mesi venne adottato da Hidesamuroh Ueno, un professore universitario del dipartimento agricolo di Tokyo, che lo portò con sé nella sua abitazione a Shibuya. Ogni mattina, il professor Ueno si dirigeva alla stazione di Shibuya per andare a lavorare. Il suo fedele cane lo accompagnava sempre e ritornava alla stazione quando il suo padrone rientrava dalla giornata lavorativa. Purtroppo il 21 maggio 19-25, Ueno morì di arresto cardiaco mentre era all'università. Hachi, come ogni giorno, si presentò alla stazione per le 3:00 del pomeriggio (l'orario in cui il suo padrone solitamente arrivava), ma il professor Ueno non era ancora tornato.
Il cane attese invano il suo arrivo. Ciononostante, tornò alla stazione il giorno seguente e fece così anche nei giorni successivi.
Con il passare del tempo, il capostazione di Shibuya e le persone che prendevano
quotidianamente il treno iniziarono ad accorgersi di lui e cercarono di accudirlo offrendogli cibo e riparo. Con il tempo, tutto il popolo giapponese venne a conoscenza della storia di Hachi, tant'è che molte persone andavano a Shibuya solo per vederlo e per poterlo accarezzare. Nonostante il passare degli anni e la sua età avanzante che lo indebolì progressivamente, il cane continuò imperterrito a recarsi alla stazione per poter rivedere il suo padrone. Nell'aprile 1934, venne realizzata, ad opera dello scultore Teru Ando, una statua in bronzo con le sue sembianze che fu posta nella stazione di Shibuya (un'altra simile è stata eretta a Odate, il suo luogo natale); lo stesso cane fu presente all'inaugurazione. L'8 marzo 1935 Hachi morì di filariasi all'età di 12 anni, dopo aver atteso, ininterrottamente, per ben 10 anni, il ritorno del suo padrone. La sua morte impietosì la comunità nipponica, la notizia venne inserita in tutte le prime pagine dei giornali giapponesi e venne dichiarato un giorno di lutto per ricordare il suo reiterato gesto di fedeltà nei confronti del padrone. Con la venuta della Seconda guerra mondiale, il governo giapponese, necessitando quantità ingenti di metalli per costruire le armi, ordinò di usare anche quello della statua di Hachi. Nel 1948, tre anni dopo la fine del conflitto, Takeshi Ando, figlio di Teru, ricevette la commissione di scolpire una nuova statua raffigurante il cane, sempre nello stesso posto di quella precedente. Nonostante il corpo di Hachi sia stato preservato tramite tassidermia ed esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza a nordovest della stazione, alcune sue ossa sono sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del professor Ueno.
L'8 aprile di ogni anno, in Giappone viene organizzata una cerimonia per ricordare Hachi, ove partecipano vari amanti dei cani che portano il loro omaggio alla sua lealtà e alla sua devozione.
(fonte Wikipedia)


Ho visto il film con Richard Geere ieri sera.
Troppo bello lui e la storia è commovente.


Fa riflettere. Sono certa che Gianna e Anna
non se lo perderanno , memori del legame
particolare con il loro "Fido".

Mi piacerebbe tanto avere un cane, ma purtroppo
almeno fino alla pensione non potrò
realizzare questo desiderio.

:-)

Consigli per la mente, gli occhi, il cuore

  • IL PICCOLO AVIATORE - Andrea Scanzi
  • IO & MARLEY - John Grogan
  • IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO - Marcello D'orta
  • L'ONDA PERFETTA - Sergio Bambaren
  • LA BIBBIA
  • LA PROFEZIA DI CELESTINO - James Redfield
  • MESSAGGI DAI MAESTRI - Brian Weiss
  • NEL FUOCO - Nicholas Evans
  • RITROVARSI - Rosemary Altea
  • SE SOLO FOSSE VERO - Marc Levy
  • STORYTELLERS - Paola Maugeri, Luca De Gennaro
  • UN'ALTRA OCCASIONE PER VIVERE - Ken Grimwood